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Le elezioni in Ungheria: Orbán rischia grosso ma a sostenerlo c’è l’asse Washington – Mosca

Manca ormai pochissimo all’appuntamento elettorale più delicato dell’anno per la stabilità dell’Unione Europea. Per la prima volta dopo sedici anni di egemonia incontrastata, il sistema di potere costruito da Viktor Orbán e dal suo partito Fidesz mostra crepe profonde. A sfidarli non è la "vecchia" opposizione frammentata, ma Péter Magyar: un ex insider del regime che, con il suo movimento Tisza, è riuscito a intercettare il malcontento di una società stanca della polarizzazione e della stagnazione economica.

Non si tratta solo di una questione interna a Budapest. L’esito di questo voto avrà ripercussioni immediate su dossier cruciali come il supporto all’Ucraina, lo Stato di diritto e i rapporti diplomatici tra Washington e Mosca. Mentre i sondaggi indipendenti danno l’opposizione in netto vantaggio, la macchina della propaganda governativa ha alzato i toni, inquadrando la sfida come una scelta radicale tra la pace e il coinvolgimento nel conflitto ucraino.

Sullo sfondo, restano le ombre inquietanti di una guerra ibrida: inchieste giornalistiche denunciano l'uso di "tecnologi politici" legati al Cremlino e campagne di disinformazione basate su deepfake, mirate a condizionare l'opinione pubblica. C’è anche chi teme che lo "stato di pericolo", attivo da anni in Ungheria, possa essere trasformato in uno stato di emergenza per rinviare il voto in caso di sconfitta imminente.

In questo scenario di incertezza senza precedenti, l'Ungheria si prepara a decidere se confermare la propria via illiberale o tentare una brusca inversione di rotta verso il cuore dell'Europa.

➡️ https://www.valigiablu.it/elezioni-ungheria-orban-magyar-russia-usa-europa/
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Trump agisce come se fosse un ‘asset’ di Putin

Mentre i prezzi del greggio volano sopra i 100 dollari e lo Stretto di Hormuz resta bloccato dalle mine iraniane, Donald Trump compie una mossa che scuote l'Occidente: sospendere parte delle sanzioni sul petrolio russo.

L'Europa fa muro. Da Bruxelles a Berlino, il messaggio è unanime: "Le sanzioni non si toccano". Il Cancelliere Friedrich Merz e il Presidente Emmanuel Macron accusano Washington di finanziare indirettamente la guerra di Putin contro l'Ucraina proprio nel momento di massima difficoltà per il Cremlino.

➡️ https://www.valigiablu.it/trump-guerra-iran-europa-russia-asset-putin/
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Anticristo, Palantir, difesa e affari: la visita di Thiel a Roma è un problema democratico

Il tour blindato di Peter Thiel a Roma svela la saldatura ideologica tra i "tech bro" della Silicon Valley e la destra religiosa europea.

Dietro la retorica apocalittica si muove la realtà di Palantir, il colosso della sorveglianza che da anni stringe contratti milionari con i ministeri italiani.

Mentre il governo tace sulle interrogazioni parlamentari, emerge un progetto di potere algoritmico che minaccia lo Stato di diritto.

➡️ https://www.valigiablu.it/thiel-palantir-anticristo-silicon-valley-europa/
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Ieri centinaia di migliaia di persone hanno affollato le strade di Budapest per due distinte manifestazioni, una – la cosiddetta “marcia della pace” – organizzata da Viktor Orbán, l’altra dal suo sfidante, il leader del partito Tisza, Peter Magyar, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione ungherese del 1848, una giornata da tempo associata all’indipendenza nazionale. Al centro dei loro discorsi le elezioni del prossimo 12 aprile che potrebbe ridefinire il rapporto dell’Ungheria con l’Unione Europea e il sostegno dell’UE all’Ucraina.

“Non saremo una colonia ucraina”, recitava un uno striscione che apriva la “marcia della pace”. Nel suo intervento Orbán ha dichiarato che “i nostri figli non moriranno per l’Ucraina”, ha accusato Bruxelles di tentare di imporre un controllo esterno sull’Ungheria e ha avvertito che non permetterà gli ideali della Rivoluzione del 1848 vengano sostituiti da quella che ha definito un’ingerenza straniera.

Oltre 100mila persone hanno partecipato alla manifestazione di Tisza. “Il 12 aprile otterremo una vittoria così grande che sarà visibile non solo dalla Luna, ma anche dal Cremlino”, ha detto Magyar, facendo riferimenti ai legami Orbán e Putin e presentando le elezioni come un referendum sul futuro della democrazia in Ungheria.

Magyar ha definito Viktor Orbán un traditore, accusandolo di aver reclutato agenti russi per interferire nelle elezioni ungheresi di aprile, mentre i sondaggi danno il partito Tisza in vantaggio sul Fidesz.

Secondo un’inchiesta pubblicata da VSquare, basata su fonti di intelligence di diversi paesi, il Cremlino avrebbe incaricato un team di “tecnologi politici” di interferire nelle elezioni ungheresi per aiutare Orbán a restare al potere. Il piano prevederebbe l’inserimento di un team di tre specialisti nella manipolazione dei social media all’interno dell’ambasciata russa di Budapest, dotati di passaporti diplomatici per garantire loro l’immunità. Secondo le fonti il team sarebbe collegato al GRU, l’intelligence militare russa. Un’altra inchiesta del Financial Times ha rivelato che il Cremlino prevede di inondare i social media ungheresi con contenuti prodotti in Russia ma distribuiti attraverso influencer locali, presentando Orbán come un "leader forte con amici in tutto il mondo" e Magyar come una "marionetta di Bruxelles".

In questo clima l’Ungheria si avvicina al voto. Qui il nostro articolo su come l’Ungheria sta arrivando alle elezioni del 12 aprile e sulla posta in palio anche per l’Europa 👇
https://www.valigiablu.it/elezioni-ungheria-orban-magyar-russia-usa-europa/
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Quanto ci costa aiutare l’Ucraina?

Sono passati quattro anni dall'invasione russa e il dibattito sugli aiuti all'Ucraina resta polarizzato. Nel dibattito politico si parla spesso del supporto a Kyiv come di un salasso per le casse pubbliche o di una sottrazione di risorse al welfare. Eppure, i numeri raccontano una storia diversa

Dall'inizio della guerra l'Europa ha stanziato 194,9 miliardi di euro. Sembra una cifra enorme, ma i dati Unicredit dicono che l'impatto è appena lo 0,2-0,3 per cento del PIL UE. Per ogni cittadino europeo il costo è di circa 108 euro all'anno. In pratica, sostenere Kyiv ci costa quanto Netflix o Spotify.

Esiste un forte squilibrio geografico nel supporto. I paesi del Nord Europa, che pesano solo per l'8 per cento del PIL dei donatori, forniscono il 33 per cento degli aiuti militari. L'Italia, nonostante le dimensioni della sua economia, nel 2025 ha allocato appena 0,3 miliardi di aiuti militari.

La vera domanda non è quanto costa sostenere l'Ucraina oggi, ma quanto costerebbe all'Europa una vittoria russa. Secondo le stime, interrompere il supporto oggi significherebbe affrontare costi fino a dieci volte superiori nel 2026 tra difesa dei confini e gestione dei rifugiati.

Qui l'articolo completo 👇
https://www.valigiablu.it/quanto-costano-davvero-aiuti-ucraina-europa/
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Israele sarebbe pronto a mantenere chiusa la moschea di Al-Aqsa durante la prossima festa musulmana di Eid al-Fitr e anche oltre, secondo quanto appreso Middle East Eye da fonti vicine alla moschea.

La moschea di Al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell'Islam, è stata chiusa dalle autorità israeliane all'inizio di questo mese, facendo riferimento alla “situazione della sicurezza” durante la guerra USA-israeliana contro l'Iran.

La chiusura senza precedenti, in particolare durante il mese di Ramadan, è ritenuta dai palestinesi un ulteriore tentativo di Israele di sfruttare questioni di sicurezza per imporre ulteriori restrizioni e consolidare il controllo su Al-Aqsa. Questo è stato il primo Ramadan dal 1967 che i palestinesi non possono recitare le preghiere del venerdì alla moschea.

La scorsa settimana, otto paesi a maggioranza musulmana hanno definito la chiusura “ingiustificata”, sostenendo che Israele non ha “alcuna sovranità” sul sito e deve revocare immediatamente le restrizioni. Tuttavia, le preghiere del venerdì e le preghiere notturne del Ramadan continuano a essere vietate: ai palestinesi è stato impedito di raggiungere il sito, con una forte presenza delle forze israeliane nella Città Vecchia.

Nei giorni scorsi la polizia israeliana ha affermato di aver ritrovato schegge di missili nei tre quartieri ebraico, musulmano e cristiano di Gerusalemme. Le forze del distretto di Gerusalemme hanno isolato le aree colpite per evitare rischi per la popolazione. Dal punto di vista della polizia, quanto accaduto confermerebbe la bontà della decisione di isolare i luoghi sacri perché “il nemico non fa distinzione tra moschea, chiesa e sinagoga, e pertanto non vi è spazio per deroghe alle norme di sicurezza”.

Qui il nostro articolo sulla strumentalizzazione della religione per giustificare una guerra infinita 👇
https://www.valigiablu.it/netanyahu-guerra-strumentalizzazione-religione/
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Società, guerra, controllo: Alex Karp e l’ascesa di Palantir in Europa e negli USA

Dietro la maschera da filosofo eccentrico del CEO Alex Karp si nasconde Palantir, la "scatola nera" della sorveglianza globale.

Karp descrive Palantir come "l'azienda di software più importante al mondo", ma dietro la retorica dell'efficienza si nasconde un progetto politico ed economico senza precedenti.

Dalle recenti dichiarazioni alla CNBC sulla marginalizzazione delle competenze umanistiche e del voto femminile, fino all'impiego di sistemi algoritmici nei teatri di conflitto, il modello Palantir solleva interrogativi urgenti per chiunque si occupi di tecnologia e diritti civili: emerge il progetto di un nuovo tecno-feudalesimo. Un’infrastruttura di potere che sta già conquistando l’Europa e l'Italia.

Qui il nostro articolo 👇
https://www.valigiablu.it/palantir-alex-karp-ia-sorveglianza-democrazia/
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La nuova guerra fredda in Africa

Conflitti civili, sfruttamento delle risorse, implicazioni nelle guerre in Ucraina e Medio Oriente: l’Africa continua ad essere al centro di interessi da parte delle potenze estere. Potenze che hanno da tempo e in buona parte sostituito l’Europa. La guerra in Ucraina ha cominciato a rendere evidente che nuovi partner politici, commerciali, ideologici stessero favorendo alleanze nuove rispetto al passato.

Ma del passato è tornato a galla il termine “guerra fredda” giocata su un territorio dove i moderni imperi USA, russo e cinese cercano di dettare le regole del gioco. Questa è però solo una parte della storia. In Africa, soprattutto grazie alle enormi risorse del sottosuolo, i paesi che vi sono presenti con le loro politiche e sotto forma di aiuti (economici, forniture d’armi, religiosi) sono molti di più. A partire da quelli del Golfo, ma non solo. Il nuovo conflitto in Medio Oriente porta alla luce i legami stretti tra paesi come il Libano, l’Iran, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Africa. Con rischi e coinvolgimenti notevoli per questo continente.

Ne parla Antonella Sinopoli, giornalista e studiosa dell’Africa subsahariana, per anni redattrice dell’Adnkronos e oggi collaboratrice di Nigrizia e Valigia Blu. Vive tra l’Italia e il Ghana e da tempo racconta le trasformazioni politiche, sociali e culturali del continente africano, con particolare attenzione alle nuove generazioni e ai movimenti civili.

Qui l'articolo di Antonella Sinopoli 👇
"L’invasione in Ucraina apre la strada alla nuova guerra fredda in Africa"
https://www.valigiablu.it/russia-africa-guerra-fredda/

Il programma di Valigia Blu Live a #ijf26:
https://www.valigiablu.it/valigiablu-live/
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L’Ucraina e il percorso di adesione all’Unione Europea: tra promesse politiche e realtà dei trattati. A quattro anni dall’invasione russa, l’obiettivo di Kyiv di entrare nella famiglia europea entro il 2027 si scontra con ostacoli tecnici, veti nazionali e la necessità di riforme profonde.

Dall’eredità di Euromaidan ai criteri di Copenaghen, qual è lo stato dei negoziati, il ruolo dei governi scettici come Ungheria e Slovacchia e il dibattito sulle possibili scorciatoie procedurali che, al momento, restano prive di una base giuridica nei trattati UE.

Qui l'articolo completo 👇
https://www.valigiablu.it/ucraina-adesione-ue-europa-trattati-guerra/
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Il 18 marzo 2014 la Russia annetteva formalmente la Crimea, segnando l’inizio di un’occupazione che dura ancora oggi. Tra guerra ibrida e propaganda, quella data ha cambiato per sempre il destino di ucraini, tatari e russi nella penisola.

Quel momento storico viene analizzato attraverso le pagine di Za Perekopom je zemlja (Oltre Perekop c’è ancora terra), il romanzo di Anastasija Levkova che racconta la Crimea non patinata, tra segreti di famiglia e la comparsa dei primi omini verdi.

Qui l’approfondimento e un estratto inedito del libro:
https://www.valigiablu.it/annessione-russa-crimea-storia-levkova-ucraina/
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Fronte Europeo: da Tirana a Kyiv, il nuovo impulso all'integrazione UE

Cosa sta succedendo alla politica europea dell’allargamento, spesso definita il più grande successo internazionale dell’Unione europea? La Commissione guidata da Ursula von der Leyen punta ad accelerare l’integrazione di nuovi Paesi, mentre l’UE è sottoposta a pressioni geopolitiche crescenti, dalla competizione tra grandi potenze al ritorno dei nazionalismi. L’obiettivo dichiarato è ottenere risultati concreti sull’allargamento a Est entro la fine del mandato della Commissione nel 2029. 

Restano però forti interrogativi sulla fattibilità politica e istituzionale di questo processo. Pesano questioni aperte come il controllo territoriale della Moldavia con la regione separatista della Transnistria, l’ingresso dell’Ucraina ancora in guerra e le resistenze interne all’UE, dall’Ungheria alla Slovacchia. Nei Balcani, da anni in attesa, uno spiraglio sembra aprirsi per il Montenegro e forse per l’Albania. Sullo sfondo resta il nodo decisivo: l’Unione riuscirà a riformarsi e rafforzarsi internamente per affrontare un nuovo ciclo di allargamento? 

Ad analizzare scenari e contraddizioni della nuova stagione dell’allargamento europeo saranno Andrea Braschayko, giornalista freelance che collabora con Il Foglio, Valigia Blu ed East Journal e studioso di politica dell’Europa orientale; Francesco Brusa, giornalista e corrispondente specializzato sull’Europa centro-orientale e sulla Turchia, collaboratore di MicroMega, il Manifesto e Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa; e Luisa Chiodi, politologa e direttrice dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, esperta di società civile e trasformazioni politiche nello spazio post-comunista.

https://www.valigiablu.it/valigiablu-live/?e=fronte-europeo-da-tirana-a-kyiv-il-nuovo-impulso-allintegrazione-eu

Il programma di Valigia Blu Live a #ijf26:
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Elezioni Ungheria: l’internazionale sovranista si mobilita a sostegno di Orban e la controversa nomina dell’ex interprete di Putin per il monitoraggio OSCE sul voto

L'internazionale sovranista si è mobilitata per sostenere il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, in vista delle elezioni presidenziali del 12 aprile, probabilmente le più importanti in Europa di tutto l’anno. Per la prima volta dopo anni Orbán è insidiato dalla candidatura di Péter Magyar. I sondaggi danno Magyar, e il suo partito Tisza, in vantaggio di una forbice compresa tra i 9 e gli 11 punti.

Ieri alla Conservative Political Action Conference (CPAC) 2026 in Ungheria erano presenti diversi politici dell'area sovranista, tra cui Santiago Abascal di Vox (Spagna), André Ventura di Chega (Portogallo), Martin Helme di Ekre (Estonia) e Mateusz Morawiecki del partito Diritto e Giustizia (Polonia). Oggi dovrebbero unirsi Marine Le Pen del Rassemblement National francese, Matteo Salvini della Lega e Geert Wilders del partito olandese Freedom per una “Grande Assemblea dei Patrioti”.

La delegazione più nutrita era quella degli Stati Uniti: sei rappresentanti, tutti del mondo MAGA, guidati da Matt Schlapp, presidente dell’American Conservative Union, che organizza gli eventi CPAC. Durante l’incontro è arrivato anche l’endorsement del presidente USA Trump: “Spero che vinca, e che vinca alla grande”, ha detto. Orbán ha risposto che l’Occidente è diventato un posto migliore da quando Trump è tornato al potere, con il ridimensionamento delle politiche progressiste e il ripristino dei valori tradizionali della famiglia e cristiani.

In questi giorni a Budapest stiamo assistendo a "un vero e proprio 'who’s who' del sostegno internazionale illiberale", ha commentato il professore di diritto dell'Unione Europea, Alberto Alemanno. "Viene da chiedersi se la sfilata di sostenitori del movimento MAGA che sta invadendo Budapest non sia in realtà il principale peso elettorale di Orbán. (...) Orbán ha costruito il suo intero marchio politico sulla resistenza alle interferenze esterne, che si tratti di Bruxelles, Soros o Washington (versione democratica). Essere visto contemporaneamente come l’europeo preferito della Washington del MAGA, dell’Israele di Netanyahu e dell’estrema destra europea è un diverso tipo di dipendenza. Una dipendenza che Magyar non esiterà a mettere in evidenza. (...) A volte l'appoggio più potente è quello sbagliato".

Intanto le organizzazioni ungheresi per i diritti umani si sono dette preoccupate per la nomina dell’ex interprete di Putin, Daria Boyarskaya, per un ruolo chiave nella missione internazionale di monitoraggio elettorale dell’OSCE. Si tratta di una nomina controversa considerato che diversi esperti e analisti hanno segnalato possibili interferenze russe in questa campagna elettorale. Boyarskaya ha lavorato per molti anni per il ministero degli Esteri russo ed è stata interprete in numerosi incontri di alto livello, tra cui uno tra Putin e Trump.

Secondo un articolo del Washington Post, il ministro degli Esteri ungheresi, Péter Szijjártó, starebbe informando in tempo reale il suo omologo russo, Sergei Lavrov, sulle discussioni all’interno dell’UE. “Szijjártó effettuava regolarmente telefonate durante le pause delle riunioni dell’Ue per fornire al suo omologo russo, Sergej Lavrov, aggiornamenti in tempo reale su ciò che veniva discusso, nonché sulle possibili soluzioni”, scrive il Post, citando un responsabile dei servizi di sicurezza europei.

Se confermato, ci troveremmo di fronte alla violazione di una regola fondamentale dell'UE: l’assoluta riservatezza delle discussioni tra gli Stati membri. “Questo non dovrebbe sorprendere nessuno. L’Ungheria da anni è il più fedele alleato di Putin all’interno dell’Ue. La domanda ora è cosa faremo collettivamente al riguardo. L’Ungheria sta sabotando attivamente la sicurezza europea”, ha dichiarato un diplomatico europeo al Mattinale Europeo.

Qui il nostro approfondimento sulle elezioni in Ungheria 👇
https://www.valigiablu.it/elezioni-ungheria-orban-magyar-russia-usa-europa/
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Le Pussy Riot hanno scritto al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, chiedendo di poter accedere all’area della Biennale il 6, 7 e 8 maggio. Nella lettera ricordano di essere state censurate in Russia al punto da essere state definite “un’organizzazione estremista”. Scrive il collettivo:

«Accogliere la rappresentanza ufficiale dello Stato e allo stesso tempo curare il “dissenso” rischia di trasformare quest’ultimo in un gesto performativo e in un’ostentazione di virtù piuttosto che in una posizione. Tuttavia, se è davvero intenzionato ad accogliere artisti che non si allineano alle narrazioni di Stato, siamo pronte a crederle sulla parola.»

La lettera arriva dopo l’annuncio della riapertura del padiglione russo alla Biennale, per la prima volta dall’invasione su larga scala dell’Ucraina. Dopo le proteste che ne sono seguite, con la Commissione Europea che ha minacciato il taglio dei fondi, Buttafuoco aveva proposto un padiglione dedicato ai dissidenti di vari paesi.

Qui il nostro articolo 👇
https://www.valigiablu.it/biennale-venezia-padiglione-russia-giuli-buttafuoco/
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