Mostly, I Write
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Storie e pensieri suoi e di altri, raccolti da Antonio Dini https://www.antoniodini.com
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Avete presente la nuova primavera della Marvel al cinema, quella che Dc Comics cerca di scimmiottare ma senza successo (vedi l’ultimo Batman v Superman)? Beh, dietro dal 2011 c’è una coppia creativo composta da Christopher Markus e Stephen McFeely (con la regia del presidente dei Marvel Studios, Kevin Feige).

A Markus e McFeely si deve il primo film su Captain America, Thor 2 e la serie Agent Carter di Abc, poi il successivo Captain America: The Winter Soldier e quindi Captain America: Civil War.

The Verge li intervista e ne viene fuori una bella storia su cosa sia la creatività e come svilupparla nel mondo degli Studios.

https://www.theverge.com/2016/5/10/11650970/captain-america-civil-war-marvel-christopher-markus-stephen-mcfeely-interview

Money Quote: “Structure is us. That is one of our big contributions. We knew when we wanted the "splash panel" to happen. We wanted all the heroes to fight, we wanted it to be the end of Act 2, and not the midpoint and not the beginning. We are the ones that basically make those choices. Sometimes Marvel will say, "Hey, odds are we’re going to have this actor for this period of time, so probably not in every scene of the movie, keep that in mind when you’re writing it." That certainly happens sometimes.”
L’effetto “nude look” dell’abbigliamento delle ballerine (body, calze e scarpette) è voluto. Ma c’è un problema: la tonalità di rosa-pesca spicca decisamente per le giovani donne che hanno un colore della pelle diverso, più scuro o più chiaro.

Per quel che ne so la ventinovenne designer texana Whitney Bracey è la prima ad averci pensato e a lanciare una collezione di abbigliamento per la danza in quattro differenti tonalità chiamata “Mahogany Blues”. Elegante.

https://www.buzzfeed.com/alisoncaporimo/nude-dance-apparel-ftw
La Leica M Monochrom è una macchina fotografica molto particolare: a parte il costo ingente (8mila euro solo per il corpo) c’è il fatto che il suo sensore full frame è in grado di scattare foto ad elevatissima risoluzione ma solo in bianco e nero. Però, in quell’enorme gamma dinamica che contiene un arcobaleno espressivo di sfumature di grigio, si può pescare l'argento vivo del mondo.

Perché dopotutto, come diceva Henri Cartier-Bresson: "C'est par une économie de moyens que l'on arrive à la simplicité d'expression".

Qui una bella recensione di Carlo Riggi

Money Quote: “Come si sa, i limiti sono il sale dell'intelligenza: ridurre il proprio campo di possibilità sollecita processi di ristrutturazione cognitiva, esaltando l'originalità e la piena soggettività. Così, dopo i primi momenti in cui ci si sente spaesati (non sono pochi quelli che riportano la fotocamera in negozio dopo poche centinaia di scatti), una volta accettata la sfida, subentra un'inattesa sensazione di libertà”.

https://www.nadir.it/ob-fot/LEICA_MM/leicamonochrom.htm
Ci sono quelli bravi. E poi quelli bravi bravi. E poi quelli bravissimi. Che, per definizione, sono pochi.

I gestori dei siti web della pubblica amministrazione italiana devono essere di sicuro bravissimi, perché sono proprio pochi. Su 17.679 siti censiti in una ricerca indipendente, salta fuori un dato impressionante. I provider di tecnologia sono pochi, pochissimi, quasi nessuno.

So, 24 different Autonomous Systems are serving 13,870 domain names (78.45%), out of 17,679

Su tutti spiccano Aruba e Telecom Italia (oggi TIM), che secondo la ricerca ne gestiscono quasi il 50%.

https://www.prado.it/2016/04/09/who-leads-italian-public-administration-websites-around-by-the-nose/

Antonio Prado poi amplia il ragionamento in un articolo in italiano per key4biz

https://www.key4biz.it/chi-tiene-in-pugno-i-siti-web-della-pa/
Una bella analisi basata su Open data e un po' di calcoli sulle zone di New York: quali sono gentrificate, quali no e quali già lo erano (e oggi non ne hanno bisogno).

Mi piacerebbe vedere analisi simili per le grandi e medie città italiane

https://www.citylab.com/housing/2016/05/looking-back-at-gentrification-in-new-york-city/482310/
Amazon sta per lanciare i suoi prodotti food con private label

https://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201605162148316147&chkAgenzie=ITALIAOGGI&sez=newsPP&titolo=Amazon,%20marca%20privata%20sul%20food

Money quote: "Secondo il Wall Street Journal il gruppo di Jeff Bezos è a poche settimane dal lancio di alcune marche dai detersivi al caffè, prima di mettere definitivamente il bollino Amazon su cibi per la tavola"
Erasmo D'Angelis lascia la guida dell’Unità: al suo posto, con una mossa abbastanza sorprendente, andrà dal primo giugno Riccardo Luna, già direttore di WIRED Italia.

Luna dovrà mandare a casa la metà dei circa 35 giornalisti presenti in redazione per cercare di ridurre i costi e rilanciare sul digitale. Una impresa notevole, se riesce...

Regista dell'operazione è il PresDelConsiglio Matteo Renzi, di cui Luna è consigliere per il digitale.

https://www.corriere.it/politica/16_maggio_17/cambia-l-unita-d-angelis-direzione-arrivera-luna-fd9bb17a-1bf5-11e6-86d1-c1e2db24bea0.shtml
Ma la fantascienza, che fine ha fatto? A parte il fantasy (da Game of Thrones a Guerre Stellari sino ai film Marvel, che sono sostanzialmente tutti spettacoli basati sulla magia e quindi fantasy) il genere fantascientifico puro sta affrontando una crisi forte che impone una trasformazione. Anziché raccontare futuri lontani, si deve reinventare un futuro prossimo, vicino alla nostra realtà ma un po’ più avanti, per non perdere troppo grip con il periodo storico nel quale stiamo vivendo. E aiutarci, forse, a metabolizzare un po’ di più anche in modo simbolico e allegorico quel che accade ogni giorno attorno a noi, magari nei telefonini che stanno nelle nostre tasche.

https://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2016/05/the-future-is-almost-now/482718/
C’è un ruolo tutto hollywoodiano, direi tutto americano, che insegue i nuovi grandi talenti del cinema: quella parte che Robert De Niro interpretò per Martin Scorsese a 33 anni, all’epoca un giovane attore in bolletta, disperato, alienato, bruciato dalla rabbia e dalla sofferenza di una carriera che non esisteva, non era mai esistita.

Quel ruolo è la parte di Travis Bickle, reduce del Vietnam diventato tassista a New York e pronto a esplodere in maniera spettacolare, autentica bomba a mano umana che si innesca per la durata del film sino alla sua esplosione finale.

Taxi Driver è un sogno di film per qualsiasi attore e quella parte, quella parte dello psicopatico puro, è l’Amleto dei nostri tempi modernamente nevrotici. Una parte che Leonardo DiCaprio, Christian Bale, Ryan Gosling e Sam Rockwell hanno tutti provato senza esserci però riusciti.

Ehi, you talkin’ to me?

https://www.1843magazine.com/culture/the-daily/how-taxi-driver-ruined-acting
Stiamo diventando tutti malati di mente?

Money quote: "A large part of the population – perhaps even the majority – might benefit from some form of mental health care, but too many fear that modern psychiatry is on a mission to pathologise normal individuals with some dystopian plan fuelled by the greed of the pharmaceutical industry, all in order to put the populace on mind-numbing medications."

https://aeon.co/essays/do-psychiatrists-really-think-that-everyone-is-crazy
Bill Gates ha letto un libro di fantascienza e gli è piaciuto talmente tanto che ne ha scritto la recensione. È già che c'è ha fatto il video 3D per i Google cardboard (ma si vede bene lo stesso).

Il libro è Seveneves di Neal Stephenson. Bil Gates è un adorabile nerd quando fa la "persona normale".

Money quote: "The plot of Seveneves gets going when the moon blows up without warning and for no apparent reason. This isn’t a spoiler—it’s the first sentence of the book. “The moon blew up without warning and for no apparent reason.”"

https://www.gatesnotes.com/Books/Seveneves
Luca Sofri prende appunti - giustamente confusi - sulla complessità. Perché il mondo è una cosa complessa, non riducibile a pochi slogan e protocolli come invece vorremmo molto spesso fare.

Money Quote: “Quello che ottiene successo presso noi umani, è la semplificazione, la riduzione della complessità, le poche regole, le soluzioni”.

https://www.wittgenstein.it/2016/05/16/idea-confusa/
Una recensione un po' lunga: due anni e mezzo, tredici paesi, una sola macchina fotografica (una Leica M typ 240).

È piacevole da leggere e capisco (e apprezzo molto) il punto di partenza: noialtri giornalisti facciamo recensioni basate su una-due settimane di prova dei prodotti, tempo spesso insufficiente per "capire" un oggetto e vederne pregi e difetti.

Va anche detto che di cose che danno l'idea di essere emerse dall'uso continuo per trenta mesi della macchina fotografica della Leica in questa super recensione ce ne sono pochine: anche con spazio senza limiti (come tipicamente è per chi scrive sul web, soprattutto su blog e Medium) il recensore si perde via soprattutto a spiegare cos'è e come funziona la M typ 240. Quello si poteva capire anche in una settimana di uso. Ma tant'è...

È in ogni caso una lettura buona per pause pranzo solitarie e tranquille.

https://medium.com/@sdw/two-and-a-half-years-13-countries-1-camera-the-leica-m-review-6fb09b84d8b3#.u540pigxj

Money quote: "The camera body’s geometry is fairly ancient. It still resembles the first Leica camera from 1913 quite a bit. The Leica evolved into the M3, eventually, which stayed mostly identical in design until today. The main difference is size: the Leica M is a bit thicker than its film cousins.

It also got greatly simplified, with each previous generation losing an external feature on the camera body as technology allows."
Perché scriviamo tutto in maiuscolo per “urlare” sui social, nei messaggi o in generale in qualsiasi testo scritto? Una storia non banale dell’urlo silenzioso

Money Quote: “I’m here to BLOW THIS OUT OF THE WATER, with a series of citations that date back to 1856. People have been uppercase shouting intentionally for a century more than recollected. And, as with so many things, longtime Internet users want to claim credit, when they really just passed on and more broadly popularized an existing practice.”


https://meh.com/forum/topics/capital-crimes-part-1--shout-shout-let-it-all-out
A quanto pare non siamo solo noi che abbiamo un problema di “incomprensione tecnologica”, per così dire. Che non capiamo come funziona, insomma (si veda la modifica del DNS per i siti bloccati dall’autorità giudiziaria o dalla polizia postale). La regina Elisabetta ha confermato che tutto il "pornographic material" in rete sarà reso inaccessibile per i sudditi del Regno Unito (e, si presume, per i visitatori di Albione) a meno che l’utente non verifichi la sua maggiore età.

Sì, certo. E poi anche nei giorni pari bloccati i mancini e in quelli dispari i destri.

Money quote: “The forthcoming Digital Economy Bill will argue that all sites containing any pornographic material must be hidden unless a user can prove they are over 18. No further details of how the blocks will be implemented or enforced have been announced.”

https://www.wired.co.uk/news/archive/2016-05/18/porn-websites-age-verification-queens-speech
Cosa leggeva Umberto Eco? Articolo apparentemente ghiotto perché il personaggio è notevole: dopo che aveva fatto i soldi veri con “Il Nome della Rosa” Eco aveva potuto dar sfogo alla sua passione per la bibliofilia. Una forma di collezionismo nel caso piuttosto estrema (diciamo, l’equivalente dei francobolli o delle monete antiche per le persone colte). Per decenni aveva accumulato sia in qualità che in quantità, trasformando la casa di Foro Bonaparte a Milano (e altre magioni secondarie) sostanzialmente in biblioteche universitarie. Siccome a noialtri zoticoni di campagna ci fa impressione la quantità più che la qualità, la prova muscolare di Eco (decine di migliaia di volumi, scambi tipo “Ma li ha letti tutti?“, “Questi in realtà li devo ancora leggere, gli altri li ho già messi via”) ha colto l’immaginario. Però cosa leggeva? Erbari medievali e bibbie miniate?

Sappiamo invece che l’Eco studioso e intellettuale aveva anche operato a lungo e tra i primi per il riconoscimento del ruolo della cultura popolare, diventando una sorta di spartiacque (mitica l’intervista con Elio Vittorini sul primo numero di Linus, in cui si diceva che il fumetto non è una cosa solo per ragazzi). Quindi leggeva anche tanta letteratura popolare: romanzi e fumetti.

Eccoci a noi. Doppiozero, pur riconoscendo la varietà (e forse un po’ esagerandola) delle letture di Eco, poi sceglie la strada facile e ne segue un filo solo (in un articolo lungo, a tratti un po’ zoppicante e comunque noiosetto) che è quello della cultura pop. Peccato. Avrei preferito una provocazione e per una volta qualcuno che parlasse delle letture “forti” dell’intellettuale e studioso Eco.

Money Quote: “Pur padroneggiando virtuosisticamente moltissimi registri e sostenendo che per lui il narrare è una forma diversa di teoresi (cfr. su Doppiozero l’articolo di Gianfranco Marrone), l’autore non nasconde la sua ammirazione per il romanzo popolare, specie per quello che ha delle formidabili trovate narrative. In “Invenzione narrativa e tecniche del discorso” (in Grignaffini, Pozzato, Mondi seriali 2008) espone una distinzione fra romanzi che sono scritti bene senza avere invenzione narrativa, come l’Ulisse di Joyce; romanzi che hanno invenzione narrativa e sono anche scritti bene, come I tre moschettieri; e romanzi che hanno grande invenzione narrativa ma sono scritti male, come Il conte di Montecristo e I Misteri di Parigi.”

https://www.doppiozero.com/materiali/che-cosa-leggeva-umberto-eco
Negli Usa sta uscendo un volume dedicato alla storia del servizio postale (che da quelle parti ha avuto un ruolo notevole, dai pony sulle piste del West ai trasporti aerei nella tormenta). I recensori che cercano un appiglio con l’attualità hanno trovato una curiosità gustosa: poteva essere l’US Postal Service a diventare il fornitore nazionale della email

Money Quote: “In 1971, the same year a computer engineer sent the first-ever computer-to-computer message, the U.S. Postal Service hired Gene Johnson to explore futuristic mail services. Johnson didn’t know much about the mail or the future. He had served in the Peace Corps and worked as a corporate financial analyst. But once he started working for a 196-year-old government bureaucracy, he became an entrepreneur for the rapidly approaching digital age.”

https://www.groveatlantic.com/?title=Neither+Snow+nor+Rain

Neither Snow nor Rain: A History of the United States Postal Service
https://www.bloomberg.com/features/2016-usps-email/
Nei sempre più frequenti momenti in cui la nevrosi mi consuma e non ne posso più dei social media (e detto da uno che ha aperto un canale su Telegram indica come la nevrosi sia ormai patologica) c’è un social media che spicca per il fastidio che mi genera. È Linkedin.

Non sopporto il modo in cui cerca truffaldinamente di appropriarsi della tua email, dei tuoi contatti, delle tue relazioni. Il modo in cui gestisce *al posto tuo* le relazioni mi manda in bestia (tu pensi di fare una sorta di “Like” a gente che ha anniversari lavorativi e lui manda frasi intere come se stessi cominciando una conversazione). Se c’è un social media di cui comincerei volentieri a fare a meno è questo. Soprattutto adesso che ho scoperto che a quanto pare i dati sensibili di 117 milioni di persone (le password, soprattutto, che spesso sono riciclate dagli utenti per più funzionalità) dal 2012 sono sul mercato del dark web.

https://it.slashdot.org/story/16/05/18/1556225/linkedin-user-your-data-may-be-up-for-sale

Come possibile soluzione: andate nei settaggi della privacy, cambiate la password e attivate l’autenticazione a due fattori (che manderà messaggi sms al vostro telefono con un codice da inserire ogni volta che vi autenticate per la prima volta su un nuovo computer). Oppure cancellate tutto quanto l'account...