I sopravvissuti a quelle atrocità partirono da Pola su un treno merci con destinazione Ancona. Questo convoglio che trasportava i nostri connazionali e sopratutto tanti anziani e bambini come quella riportata nella foto sotto, doveva effettuare una sosta nella stazione di Bologna . Proprio nel capoluogo Emiliano la Crocerossa aveva allestito un punto di ristoro per accogliere e sfamare questa gente che non toccava cibo da tre giorni. All’improvviso dagli altoparlanti della stazione venne annunciato uno sciopero da parte del sindacato comunista che minacciava di bloccare la tratta ferroviaria qualora il convoglio si fosse fermato al binario 8. Quasi contemporaneamente centinaia di giovani con bandiere rosse e falce e martello giunti sul posto presero d’assalto il convoglio con sassi e pomodori. Furono rovesciati sui binari 230 litri di latte destinati ai bambini più piccoli presenti sul treno. La loro colpa ? Quella di scappare dal Paradiso comunista. Tra le accuse lanciate a questa povera gente che già aveva subito vessazioni , c’erano quelle per cui i profughi avrebbero finito per occupare spazi e mangiare pane destianato ai locali!!
Il convoglio bloccato per diverse ore, fu fatto ripartire per Parma. Da allora quel treno divenne tristemente famoso come il treno della Vergogna #trenodellavergogna
Gli stessi che oggi invece si strappano le vesti per accogliere finti profughi provenienti dall’Africa sono gli eredi di coloro che circa 80 anni fa, nella rossa Bologna, respinsero veri pofughi dell’esodo giuliano-dalmata che avevano in tasca solo una bandiera dell’Italia.
Il convoglio bloccato per diverse ore, fu fatto ripartire per Parma. Da allora quel treno divenne tristemente famoso come il treno della Vergogna #trenodellavergogna
Gli stessi che oggi invece si strappano le vesti per accogliere finti profughi provenienti dall’Africa sono gli eredi di coloro che circa 80 anni fa, nella rossa Bologna, respinsero veri pofughi dell’esodo giuliano-dalmata che avevano in tasca solo una bandiera dell’Italia.
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Lo chiamano #festivaldellacanzoneitaliana ma in realtà è una vetrina per chi commercia musica e corpi. Con l’ammissione dell’utilizzo dell’ auto-tune, inoltre, si da la possibilità a qualsiasi burattino stonato di cimentarsi col canto presentando testi finto ribelli che spesso influenzano in modo programmato una gioventù già debole. Un teatro della omologazione di massa che ospita ogni anno il peggio di ciò che resta della musica d’autore nazionale. Siamo e saremo sempre fieramente contro questa immondizia musicale e rivendichiamo un modo diverso di concepire la musica fuori da questo squallido tritacarne mediatico e da questo circo pieno di pagliacci.
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Nel bel mezzo di un nuovo sciopero sindacale ci mettiamo in viaggio per Madrid per poi raggiungere Valladolid dove sabato,insieme alla comunità militante locale, si terrà la festa soslstiziale con Lele e Mario. Il venerdì dopo varie peripezie tra cui anche uno sbaglio di aeroporto si arriva in Madrid e tra una tapas e l’altra in quella che è a tutti gli effetti una nostra seconda casa si tira a mattina. Il sabato direzione Valladolid dove ci aspettano camerati da vari posti della Spagna e dopo un tinto di verano ci rechiamo in un ristorante tipico per degustare il Lechazo ed altre specialità locali , oltre agli ottimi vini del riva del Duero. Con i tempi spagnoli e non senza aver preso di liquori di Hjerba andiamo alla casa rurale dove si terrà la festa. L’organizzazione è perfetta con la griglia già pronta ed una piscina per rinfrescarsi dalle caldissime ore pomeridiane.Verso mezzanotte si accende il fuoco e si intonano i primi canti finché non ci si sposta nel luogo adibito al concerto vero e proprio.
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