Forwarded from La Guardia Rossa
Il Manifesto, ieri, faceva il punto sul negazionismo del cambiamento climatico.
"Lunedì, mentre Catania si apprestava a restare senz’energia elettrica e senz’acqua, l’ex senatore leghista Simone Pillon su Twitter pubblicava una piccola macedonia di negazionismo climatico: «100 contro 1 che il 2024 sarà l’anno più caldo dal Giurassico. Io capisco che vogliate vendere auto elettriche e svalutare il patrimonio immobiliare, ma state esagerando. In Italia a luglio fa caldo, ha sempre fatto caldo, e farà ancora caldo. Grazie a Dio». La città aveva raggiunto un picco di 47,6 gradi centigradi, non troppo lontano dal record di 48,8 dell’estate 2021. (...) Vittorio Feltri, intervistato nei giorni scorsi su Rete4 dal compagno della presidente del Consiglio, Andrea Giambruno, ha affermato: «Gli ecologisti sono dei conformisti che parlano di caldo record, ma è sempre stato così a partire dagli anni Ottanta. A me del caldo non interessa, non lo soffro e non sudo nemmeno». Del resto il giornalista lo aveva introdotto così: «La notizia, ammesso che tale sia, è che a luglio fa caldo e probabilmente a dicembre nevicherà, ma secondo gli ambientalisti la colpa è di noi cittadini». Mentre sulla stampa e in televisione la crisi climatica continua ad avere scarsa visibilità e si conferma la dipendenza dei principali giornali italiani dai finanziamenti delle aziende inquinanti, emerge un nuovo elemento di preoccupazione: oltre il 20% delle notizie diffuse dai più importanti quotidiani e telegiornali nazionali fa da megafono ad argomentazioni contro la transizione energetica e le azioni per mitigare il riscaldamento globale. Un quinto delle notizie, cioè, accompagna il negazionismo climatico.
È quanto emerge dal nuovo rapporto che Greenpeace Italia ha commissionato all’Osservatorio di Pavia,. Lo studio ha esaminato, fra gennaio e aprile 2023, come la crisi climatica è stata raccontata dai cinque quotidiani più diffusi (Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore, Avvenire e Stampa), dai tg serali di Rai, Mediaset e La7 e da un campione delle 20 testate di informazione più seguite su Instagram. I risultati mostrano che nel primo quadrimestre del 2023 i principali quotidiani italiani hanno pubblicato in media 2 articoli al giorno in cui si fa almeno un accenno alla crisi climatica, ma quelli realmente dedicati al problema sono stati meno della metà. Si tratta di risultati inferiori alla media del 2022 e che dimostrano la scarsa attenzione verso il riscaldamento del pianeta quando non si verificano eventi estremi come quelli che stiamo vivendo nelle ultime settimane. A riprova di questa scarsa attenzione, nella prima parte dell’anno la crisi climatica non è finita quasi mai in prima pagina: è successo meno di una volta al mese. E QUANDO ci finisce, come ieri, è per dire (La Verità ci fa l’apertura, Il Giornale un titolo in prima) che un intervento del fisico e premio Nobel John Clauser, prestigioso esponente della Co2 Coalition, è stato annullato dal Fmi perché “contesta i dogmi sul clima”: una vittima degli eco-talebani. Che Clauser debba il Nobel alla meccanica quantistica e non agli studi sul clima è un dettaglio che manca. Che il capo della Co2 Coalition sia l’ex presidente della American Petroleum Institute (la più grande lobby di venditori petroliferi d’America) è un altra piccola dimenticanza.
Per una decina d’anni, fino al 2019, il portale Climalteranti.it, coordinato dal professor Stefano Caserini, che insegna Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, ha assegnato il premio «A qualcuno piace caldo», dedicato ai peggiori esempi di divulgazione sui temi legati al cambiamenti climatico. Tra i candidati al premio, negazionisti mediatici, ogni anno figuravano il professor Franco Battaglia e Franco Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio Romano, secondo cui «il riscaldamento del Pianeta non dipende al 98% da noi». Entrambi continuano ad avere spazio in tv e sui giornali.
"Lunedì, mentre Catania si apprestava a restare senz’energia elettrica e senz’acqua, l’ex senatore leghista Simone Pillon su Twitter pubblicava una piccola macedonia di negazionismo climatico: «100 contro 1 che il 2024 sarà l’anno più caldo dal Giurassico. Io capisco che vogliate vendere auto elettriche e svalutare il patrimonio immobiliare, ma state esagerando. In Italia a luglio fa caldo, ha sempre fatto caldo, e farà ancora caldo. Grazie a Dio». La città aveva raggiunto un picco di 47,6 gradi centigradi, non troppo lontano dal record di 48,8 dell’estate 2021. (...) Vittorio Feltri, intervistato nei giorni scorsi su Rete4 dal compagno della presidente del Consiglio, Andrea Giambruno, ha affermato: «Gli ecologisti sono dei conformisti che parlano di caldo record, ma è sempre stato così a partire dagli anni Ottanta. A me del caldo non interessa, non lo soffro e non sudo nemmeno». Del resto il giornalista lo aveva introdotto così: «La notizia, ammesso che tale sia, è che a luglio fa caldo e probabilmente a dicembre nevicherà, ma secondo gli ambientalisti la colpa è di noi cittadini». Mentre sulla stampa e in televisione la crisi climatica continua ad avere scarsa visibilità e si conferma la dipendenza dei principali giornali italiani dai finanziamenti delle aziende inquinanti, emerge un nuovo elemento di preoccupazione: oltre il 20% delle notizie diffuse dai più importanti quotidiani e telegiornali nazionali fa da megafono ad argomentazioni contro la transizione energetica e le azioni per mitigare il riscaldamento globale. Un quinto delle notizie, cioè, accompagna il negazionismo climatico.
È quanto emerge dal nuovo rapporto che Greenpeace Italia ha commissionato all’Osservatorio di Pavia,. Lo studio ha esaminato, fra gennaio e aprile 2023, come la crisi climatica è stata raccontata dai cinque quotidiani più diffusi (Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore, Avvenire e Stampa), dai tg serali di Rai, Mediaset e La7 e da un campione delle 20 testate di informazione più seguite su Instagram. I risultati mostrano che nel primo quadrimestre del 2023 i principali quotidiani italiani hanno pubblicato in media 2 articoli al giorno in cui si fa almeno un accenno alla crisi climatica, ma quelli realmente dedicati al problema sono stati meno della metà. Si tratta di risultati inferiori alla media del 2022 e che dimostrano la scarsa attenzione verso il riscaldamento del pianeta quando non si verificano eventi estremi come quelli che stiamo vivendo nelle ultime settimane. A riprova di questa scarsa attenzione, nella prima parte dell’anno la crisi climatica non è finita quasi mai in prima pagina: è successo meno di una volta al mese. E QUANDO ci finisce, come ieri, è per dire (La Verità ci fa l’apertura, Il Giornale un titolo in prima) che un intervento del fisico e premio Nobel John Clauser, prestigioso esponente della Co2 Coalition, è stato annullato dal Fmi perché “contesta i dogmi sul clima”: una vittima degli eco-talebani. Che Clauser debba il Nobel alla meccanica quantistica e non agli studi sul clima è un dettaglio che manca. Che il capo della Co2 Coalition sia l’ex presidente della American Petroleum Institute (la più grande lobby di venditori petroliferi d’America) è un altra piccola dimenticanza.
Per una decina d’anni, fino al 2019, il portale Climalteranti.it, coordinato dal professor Stefano Caserini, che insegna Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, ha assegnato il premio «A qualcuno piace caldo», dedicato ai peggiori esempi di divulgazione sui temi legati al cambiamenti climatico. Tra i candidati al premio, negazionisti mediatici, ogni anno figuravano il professor Franco Battaglia e Franco Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio Romano, secondo cui «il riscaldamento del Pianeta non dipende al 98% da noi». Entrambi continuano ad avere spazio in tv e sui giornali.
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«Non c’è alcuna emergenza climatica» è il titolo di un intervento di Battaglia pubblicato nel marzo di quest’anno, mentre il Paese affrontava una crisi legata alla siccità, sul sito di Pro Vita&Famiglia, perché tutto si tiene."
https://ilmanifesto.it/negazionisti-ditalia-unitevi-quelli-che-a-luglio-fa-caldo
https://ilmanifesto.it/negazionisti-ditalia-unitevi-quelli-che-a-luglio-fa-caldo
il manifesto
Negazionisti d’Italia unitevi: quelli che «a luglio fa caldo» | il manifesto
Clima (Italia) Rapporto sui media di Greenpeace: il 20% delle news su giornali, tg e social è un megafono anti-climatico. Di Luca Martinelli
Forwarded from La Guardia Rossa
Solo per rinnovare il taglio del cuneo fiscale in scadenza a fine anno serviranno una decina di miliardi, ma il menu è già ricco, tra spese obbligate, rinnovo dei contratti della Pa, avvio della riforma fiscale. Il tutto tenendo conto che questa manovra sarà vincolata ai parametri del nuovo Patto di stabilità.
E dando per scontato che non ci saranno interventi sulle pensioni, alla faccia della cancellazione della riforma Fornero, promessa dalla Lega.
https://ilmanifesto.it/peggio-di-francia-e-germania-ora-il-pil-tradisce-il-governo
E dando per scontato che non ci saranno interventi sulle pensioni, alla faccia della cancellazione della riforma Fornero, promessa dalla Lega.
https://ilmanifesto.it/peggio-di-francia-e-germania-ora-il-pil-tradisce-il-governo
il manifesto
Peggio di Francia e Germania. Ora il Pil tradisce il governo | il manifesto
(Economia) Nel secondo trimestre calo dello 0,3%. A rischio le stime sull’intero 2023 e legge di bilancio. L’intera Eurozona è salita. A segnare il passo agricoltura e industria. Il solo turismo non basta. Di Nina Valoti
Forwarded from La Guardia Rossa
Grazie a Italia Viva viene privatizzata la previdenza complementare
COLPI DI MANO . L'emendamento appoggiato dal governo prevede anche un regalo di 29 milioni ad Assoprevidenza che gestirà 64 miliardi
È il comitato che deve favorire l’uso della previdenza complementare, specialmente fra i giovani lavoratori, i sicuri prossimi pensionati poveri. Creato nel 2011 dalla commissione Lavoro della Camera ha avuto come primo presidente onorario il centrista di destra Silvano Moffa. Si chiama «Previdenza Italia, comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare in Italia». E ha come obiettivo «garantire rendimenti adeguati e stabili ai fondi di previdenza utilizzando nel contempo le loro risorse finanziarie per lo sviluppo dell’economia nazionale».
Da ieri, grazie a Italia Viva, è stato privatizzato. E regalato, assieme a 29,5 milioni di risorse pubbliche, a Assoprevidenza, l’associazione che racchiude i giganti finanziari che speculano con i soldi dei lavoratori.
Da oggi il ministero del Lavoro erogHerà direttamente ad Assoprevidenza, entro il 31 marzo di ciascun anno, le risorse previste (e 2 milioni di euro annui a decorrere fino al 2034) con la scusa dello «svolgimento dei suoi compiti, al fine di accelerare la capacità amministrativa nei processi di analisi e di valutazione degli interventi in materia di previdenza».
«È inaccettabile affidare tutte le funzioni del Comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare, ente terzo voluto dal parlamento, a una struttura privata come Assoprevidenza – denuncia la Cgil – . Da tempo ribadiamo con forza la necessità di rilanciare le adesioni della previdenza complementare negoziale, rendendola effettivamente accessibile anche a chi lavora nelle piccole imprese e ai giovani. C’è un tavolo al ministero del Lavoro – si ricorda – che dovrebbe discutere proprio di questo tema il prossimo 18 settembre, ma il governo decide di andare avanti in autonomia, come su tutte le altre materie oggetto del confronto. Questo fatto conferma che i tavoli in essere sulla previdenza sono inutili».
«È un fatto gravissimo: 29,5 milioni di risorse pubbliche che non possono essere gestite da una struttura privata – attacca la Uil – . Alla necessità di rilanciare le adesioni alla previdenza complementare attraverso una campagna istituzionale di informazione rivolta ai lavoratori e alle lavoratrici tutti i governi hanno fatto orecchie da mercante. Con questa scelta inopinata, varata al di fuori da ogni confronto con le parti datoriali e sindacali che promuovono realmente la previdenza complementare, il governo Meloni distoglie risorse importanti allo sviluppo dei fondi pensione».
Perfino la Cisl è contraria a un «finanziamento di vari milioni di euro destinati orginariamente a un soggetto di matrice pubblicistica, dal momento che è aperto tra governo e parti sociali un tavolo sulla previdenza che a settembre affronterà anche il tema della previdenza integrativa», afferma il segretario confederale Ignazio Ganga, ricordando che «ai fondi negoziali promossi dalla contrattazione collettiva sono iscritti oltre 3 milioni 900mila lavoratori e il patrimonio in gestione supera i 64 miliardi».
https://ilmanifesto.it/grazie-a-italia-viva-viene-privatizzata-la-previdenza-complementare
COLPI DI MANO . L'emendamento appoggiato dal governo prevede anche un regalo di 29 milioni ad Assoprevidenza che gestirà 64 miliardi
È il comitato che deve favorire l’uso della previdenza complementare, specialmente fra i giovani lavoratori, i sicuri prossimi pensionati poveri. Creato nel 2011 dalla commissione Lavoro della Camera ha avuto come primo presidente onorario il centrista di destra Silvano Moffa. Si chiama «Previdenza Italia, comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare in Italia». E ha come obiettivo «garantire rendimenti adeguati e stabili ai fondi di previdenza utilizzando nel contempo le loro risorse finanziarie per lo sviluppo dell’economia nazionale».
Da ieri, grazie a Italia Viva, è stato privatizzato. E regalato, assieme a 29,5 milioni di risorse pubbliche, a Assoprevidenza, l’associazione che racchiude i giganti finanziari che speculano con i soldi dei lavoratori.
Da oggi il ministero del Lavoro erogHerà direttamente ad Assoprevidenza, entro il 31 marzo di ciascun anno, le risorse previste (e 2 milioni di euro annui a decorrere fino al 2034) con la scusa dello «svolgimento dei suoi compiti, al fine di accelerare la capacità amministrativa nei processi di analisi e di valutazione degli interventi in materia di previdenza».
«È inaccettabile affidare tutte le funzioni del Comitato per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare, ente terzo voluto dal parlamento, a una struttura privata come Assoprevidenza – denuncia la Cgil – . Da tempo ribadiamo con forza la necessità di rilanciare le adesioni della previdenza complementare negoziale, rendendola effettivamente accessibile anche a chi lavora nelle piccole imprese e ai giovani. C’è un tavolo al ministero del Lavoro – si ricorda – che dovrebbe discutere proprio di questo tema il prossimo 18 settembre, ma il governo decide di andare avanti in autonomia, come su tutte le altre materie oggetto del confronto. Questo fatto conferma che i tavoli in essere sulla previdenza sono inutili».
«È un fatto gravissimo: 29,5 milioni di risorse pubbliche che non possono essere gestite da una struttura privata – attacca la Uil – . Alla necessità di rilanciare le adesioni alla previdenza complementare attraverso una campagna istituzionale di informazione rivolta ai lavoratori e alle lavoratrici tutti i governi hanno fatto orecchie da mercante. Con questa scelta inopinata, varata al di fuori da ogni confronto con le parti datoriali e sindacali che promuovono realmente la previdenza complementare, il governo Meloni distoglie risorse importanti allo sviluppo dei fondi pensione».
Perfino la Cisl è contraria a un «finanziamento di vari milioni di euro destinati orginariamente a un soggetto di matrice pubblicistica, dal momento che è aperto tra governo e parti sociali un tavolo sulla previdenza che a settembre affronterà anche il tema della previdenza integrativa», afferma il segretario confederale Ignazio Ganga, ricordando che «ai fondi negoziali promossi dalla contrattazione collettiva sono iscritti oltre 3 milioni 900mila lavoratori e il patrimonio in gestione supera i 64 miliardi».
https://ilmanifesto.it/grazie-a-italia-viva-viene-privatizzata-la-previdenza-complementare
il manifesto
Grazie a Italia Viva viene privatizzata la previdenza complementare | il manifesto
(Economia) L'emendamento appoggiato dal governo prevede anche un regalo di 29 milioni ad Assoprevidenza che gestirà 64 miliardi. Di Massimo Franchi
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Lapsus fiscale. Il governo scivola sulla patrimoniale
POLITICA. L’esecutivo accoglie un ordine del giorno di Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Poi corre a ripari, ma la vicenda segnala i punti deboli della destra
Per un paio d’ore, ieri pomeriggio, la patrimonale è stata un’ipotesi in campo, oggetto di «valutazione» da parte dell’esecutivo. Il governo aveva dato parere favorevole, previa riformulazione, all’ordine del giorno firmato da Nicola Fratoianni, segretario di Si, il gruppo più a sinistra che ci sia in Parlamento, che proponeva la Next Generation Tax sui patrimoni delle persone fisiche superiori ai 500 mila euro per combattere la dispersione scolastica: una patrimonale in piena regola.
LA SOTTOSEGRETARIA all’Istruzione Paola Frassinetti, sorella d’Italia molto vicina alla premier, a sorpresa, non dà parere contrario ma chiede la riformulazione di rito, quella che sostituisce l’«impegno» a procedere con quello a «valutare». Fratoianni, gioca un po’ d’astuzia, evita di illustrare l’emendamento e accoglie fulmineo la riformulazione. L’odg passa senza neanche bisogno di votarlo. La maggioranza per un po’ non si rende conto di cosa è stato approvato. Occhiuti sono invece i fiancheggiatori di Italia viva, che non stanno nella pelle per la gioia e aprono il fuoco. Marattin si scaglia contro i «tassatori folli». Parla di «governo Fratoianni-Meloni pronto a valutare una nuova patrimoniale», assicura che se ce ne fosse stata la possibilità Iv e Azione avrebbero votato contro. Loro sì che sono contro la patrimoniale. La maggioranza sbanda, la premier a pranzo con tutti i capigruppo, si infuria. Ordina di fare d’ora in poi attenzione a certi strafalcioni, vedi mai il governo dovesse sembrare più a sinistra di Renzi e magari pure del Pd. Chigi sforna di corsa un comunicato beffardo: «Il governo ha velocemente valutato la proposta e altrettanto velocemente concluso che non intende dare seguito alla stessa». La rapidità fulminea della «valutazione» e della bocciatura dovrebbe chiarire non solo a Marattin ma a tutte e tutti che si è trattato solo di uno spiacevole incidente: la distrazione, la stanchezza, il caldo.
IN PARTE è davvero così, ma non del tutto. L’ordine dei lavori della Camera non prevedeva che si discutesse in quel momento la legge sulle «competenze non cognitive nel metodo didattico». L’agenda è stata modificata all’ultimo momento e la fretta «di approvare un provvedimento così importante», ammette la stessa sottosegretaria, ci ha senza dubbio messo lo zampino. Il segretario di Si è stato abile nel non illustrare l’odg ,evitando così di mettere in guardia governo e maggioranza che altrimenti avrebbero certamente bocciato il testo. Ma è la stessa Frassinetti, pur riconoscendo che la necessità di approvare la proposta di legge di corsa aveva confuso la situazione, ad ammettere che non si è trattato solo di un errore: «Ci sembrava importante che, in un clima di coesione su una legge così importante a contrasto della povertà educativa e la dispersione scolastica, Fratoianni avesse a cuore il contrasto di questa problematica». La richiesta di riformulazione, prosegue Frassinetti, serviva proprio a chiarire che il governo voleva «prendere le cose positive» e condividere l’obiettivo «con strumenti ovviamente diversi da quelli menzionati nell’odg».
LA GIUSTIFICAZIONE è tirata per i capelli. I deputati in aula assicurano che né il governo né la maggioranza si erano resi conto di cosa stessero approvando finché i renziani non hanno suonato la campana a distesa e in particolare la ex ministra Bonetti si è premurata di avvertire la sottosegretaria. Probabilmente è proprio così. Però la clamorosa svista è maturata in un clima preciso: la percezione della necessità di fronteggiare un problema enorme e il timore che gli strumenti indicati subito dopo il fattaccio dal ministero dell’Istruzione, i fondi del Pnrr e Agenda Sud, non siano affatto sufficienti. Certo il governo non intendeva approvare la patrimoniale ma la preoccupazione è invece evidente.
POLITICA. L’esecutivo accoglie un ordine del giorno di Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Poi corre a ripari, ma la vicenda segnala i punti deboli della destra
Per un paio d’ore, ieri pomeriggio, la patrimonale è stata un’ipotesi in campo, oggetto di «valutazione» da parte dell’esecutivo. Il governo aveva dato parere favorevole, previa riformulazione, all’ordine del giorno firmato da Nicola Fratoianni, segretario di Si, il gruppo più a sinistra che ci sia in Parlamento, che proponeva la Next Generation Tax sui patrimoni delle persone fisiche superiori ai 500 mila euro per combattere la dispersione scolastica: una patrimonale in piena regola.
LA SOTTOSEGRETARIA all’Istruzione Paola Frassinetti, sorella d’Italia molto vicina alla premier, a sorpresa, non dà parere contrario ma chiede la riformulazione di rito, quella che sostituisce l’«impegno» a procedere con quello a «valutare». Fratoianni, gioca un po’ d’astuzia, evita di illustrare l’emendamento e accoglie fulmineo la riformulazione. L’odg passa senza neanche bisogno di votarlo. La maggioranza per un po’ non si rende conto di cosa è stato approvato. Occhiuti sono invece i fiancheggiatori di Italia viva, che non stanno nella pelle per la gioia e aprono il fuoco. Marattin si scaglia contro i «tassatori folli». Parla di «governo Fratoianni-Meloni pronto a valutare una nuova patrimoniale», assicura che se ce ne fosse stata la possibilità Iv e Azione avrebbero votato contro. Loro sì che sono contro la patrimoniale. La maggioranza sbanda, la premier a pranzo con tutti i capigruppo, si infuria. Ordina di fare d’ora in poi attenzione a certi strafalcioni, vedi mai il governo dovesse sembrare più a sinistra di Renzi e magari pure del Pd. Chigi sforna di corsa un comunicato beffardo: «Il governo ha velocemente valutato la proposta e altrettanto velocemente concluso che non intende dare seguito alla stessa». La rapidità fulminea della «valutazione» e della bocciatura dovrebbe chiarire non solo a Marattin ma a tutte e tutti che si è trattato solo di uno spiacevole incidente: la distrazione, la stanchezza, il caldo.
IN PARTE è davvero così, ma non del tutto. L’ordine dei lavori della Camera non prevedeva che si discutesse in quel momento la legge sulle «competenze non cognitive nel metodo didattico». L’agenda è stata modificata all’ultimo momento e la fretta «di approvare un provvedimento così importante», ammette la stessa sottosegretaria, ci ha senza dubbio messo lo zampino. Il segretario di Si è stato abile nel non illustrare l’odg ,evitando così di mettere in guardia governo e maggioranza che altrimenti avrebbero certamente bocciato il testo. Ma è la stessa Frassinetti, pur riconoscendo che la necessità di approvare la proposta di legge di corsa aveva confuso la situazione, ad ammettere che non si è trattato solo di un errore: «Ci sembrava importante che, in un clima di coesione su una legge così importante a contrasto della povertà educativa e la dispersione scolastica, Fratoianni avesse a cuore il contrasto di questa problematica». La richiesta di riformulazione, prosegue Frassinetti, serviva proprio a chiarire che il governo voleva «prendere le cose positive» e condividere l’obiettivo «con strumenti ovviamente diversi da quelli menzionati nell’odg».
LA GIUSTIFICAZIONE è tirata per i capelli. I deputati in aula assicurano che né il governo né la maggioranza si erano resi conto di cosa stessero approvando finché i renziani non hanno suonato la campana a distesa e in particolare la ex ministra Bonetti si è premurata di avvertire la sottosegretaria. Probabilmente è proprio così. Però la clamorosa svista è maturata in un clima preciso: la percezione della necessità di fronteggiare un problema enorme e il timore che gli strumenti indicati subito dopo il fattaccio dal ministero dell’Istruzione, i fondi del Pnrr e Agenda Sud, non siano affatto sufficienti. Certo il governo non intendeva approvare la patrimoniale ma la preoccupazione è invece evidente.
Forwarded from La Guardia Rossa
Nel giro di poche ore, irritazione meloniana a parte, l’incidente si è chiuso. Ma resta che per la prima volta l’ipotesi più demonizzata che ci sia dalla destra e non solo dalla destra, la patrimoniale, è stata messa sul tavolo persino dal governo. C’è una prima volta per tutto.
https://ilmanifesto.it/lapsus-fiscale-il-governo-scivola-sulla-patrimoniale
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il manifesto
Lapsus fiscale. Il governo scivola sulla patrimoniale | il manifesto
Riforme (Politica) L’esecutivo accoglie un ordine del giorno di Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Poi corre a ripari, ma la vicenda segnala i punti deboli della destra. Di Andrea Colombo